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    L'uso del secondo nome si diffonde in tutta Europa divenendo sistema di uso comune e resistendo fino ai tempi di oggi. Il sistema del cognome ereditario con il tempo porterà alla scomparsa di molti cognomi, questo fenomeno già si riscontra in paesi o villaggi che sono stati a lungo isolati dove la varietà dei cognomi si riduce drasticamente. Oltre al fenomeno dell'isolamento, un altra causa di una massiccia scomparsa di cognomi sui territori meridionali è avvenuta a partire dagli anni fino ai primi del novecento, quando si assistette ad una vera e propria "evaporazione" sul territorio del sud di molti cognomi, dovuta ad una massiccia emigrazione verso i paesi americani in seguito alla nota "Questione Meridionale".

    Un esempio classico è il cognome "Mastropolo" da Fossalto, Campobasso , che come quest'ultimo sono presenti attualmente solo negli USA o in sud America. Da notare che nel nostro Paese ogni singolo cognome è presente in diverse regioni, quasi sempre sparso in modo omogeneo indipendentemente dal meridione o settentrione, nord o sud, est o ovest, segno evidente di un processo di omogeneizazione nel corso degli ultimi secoli; infatti storicamente è noto che nel periodo precedente alla nascita ufficiale dell'"Italia Unita" c'era una relativa forte immigrazione di genti del nord verso il ricco Regno delle due Sicilie, e una inversione di tendenza a partire dal circa fino ai tempi di oggi di genti del sud verso un nord industrializzato.

    Questo progetto è stato reso possibile grazie soprattutto alla collaborazione.

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    Un caloroso ringraziamento va rivolto ai collaboratori esterni che hanno segnalato, attraverso i loro preziosi contributi, il particolare affetto per la nostra Comunità; in fine, vorrei esprimere la più sincera gratitudine a tutti gli autori lussurgesi, che con i loro originali apporti hanno confermato la ricchezza del nostro patrimonio umano e culturale.

    Questa monografia è dedicata a tutti i lussurgesi, residenti ed emigrati e in particolare ai giovani perché non dimentichino le proprie radici. Ecco comunque le linee principali. Il primo volume raccoglie una serie di ricchi studi sulla storia del paese, sempre considerata alla luce dei grandi avvenimenti che segnarono nei secoli la Sardegna e il Mediterraneo. Il viaggio a ritroso nel tempo parte dalle origini del vulcano, presso il quale il paese si adagia; si studia quindi il paesaggio considerato sotto diversi punti di vista.

    La trattazione si inoltra quindi nel periodo medioevale. Basti pensare che il paese nel contava 3. Questa prima parte storica si conclude con il ruolo eroico di Santu Lussurgiu nella Grande Guerra e le prime conseguenze locali di una pace carica di contraddizioni. Vengono studiate alcune chiese: quella romanica di San Leonardo, la parrocchiale di San Pietro, Santa Maria degli Angeli col convento francescano, nonché altre scomparse, ma sempre vive nel ricordo del paese.

    Spiccava lo spirito di iniziativa, tra conservazione e modernità. Anche in campo urbanistico, e nella tipologia delle case, a modelli autoc-. Ma vigeva anche solidarietà sociale. I tempi erano comunque difficili, anche per il monte, con la sua storia, le sue superbe foreste plurisecolari. Certo non è tutto oro quello che luccica; e infatti non mancano qui rievocazioni immaginarie, ma verosimili, delle piccole e grandi crudeltà sofferte dalla povera gente, spesso umiliata con prepotenza anche nelle aspirazioni culturali.

    Ancora, sono di vivo interesse gli strumenti popolari musicali diffusi prima della Grande Guerra. Basti pensare che solo nei saggi sulle fonti degli archivi riguardanti Santu Lussurgiu si trovano migliaia di notizie inedite, sulla vita sociale, economica, culturale del paese, una autentica miniera tutta da esplorare, con tanti filoni di ricerca.

    Chiedo ammenda per omissioni, sbagli. Ma il libro rappresenta una sincera e appassionata volontà di ricostruzione di fonti storiche. Certo, dalla presente opera si possono ricavare diversi nuovi lavori, numerose tesi di lauree e tanti altri approfondimenti.

    Non mi resta che ringraziare sentitamente il Sindaco Sig. Giovanni Pinna, gli Assessori, tutto il Consiglio Comunale, e il Municipio in tutte le sue articolazioni. Un grazie anche al parroco Don Salvatore Cambula per la costante collaborazione, e a tutti gli illustri autori. Debbo viva gratitudine al Dott. Emilio Chessa, per il suo ruolo infaticabile e autorevole di coordinatore editoriale.

    Ancora, la mia sincera riconoscenza va alla signora Tonia Malica, bibliotecaria del Comune, sempre paziente e disponibile, anche come preziosa collaboratrice nella predisposizione della Appendice dei testi. Mi sia inoltre consentito volgere il pensiero al poeta lussurgese Giovanni Corona, nonché al Dott.

    Antonio Cossu e al Prof. Diego Are, che tanto avevano stimolato la stampa di una storia del paese. Mi sia consentito terminare con una citazione dantesca.

    Parlare del nostro paese in maniera cosciente e approfondita, sia del passato, come del presente, servirà di certo anche per il futuro. Il Paesaggio. Natura, origine ed evoluzione del paesaggio. Rapporti tra fenici e cartaginesi e i sardi del territorio di Santu Lussurgiu. Le testimonianze archeologiche di età romana del territorio di Santulussurgiu nel Montiferru. Santu Lussurgiu durante il Medioevo.

    Il lussurgese Giovanni Sanna Porcu promotore di cultura, redentore di schiavi e vescovo. Santulussurgiu nella crisi di fine Seicento. Piccola cronaca di Santu Lussurgiu nel periodo rivoluzionario. La Comunità di Santu Lussurgiu al tramonto del regime feudale. Santu Lussurzu, irisero e oe.

    La chiesa parrocchiale di S. Pietro Apostolo di Santu Lussurgiu. Sa sotziedade operaia. Il carisma delle Figlie di Maria Ausiliatrice al servizio della società lussurgese Santu Lussurgiu e la prima guerra mondiale.

    Con la sua configurazione ad anfiteatro, decorato da caratteristiche case a torre con antichi batacchi, Santulussurgiu sembra protetto dalle avversità dal. La sua opera tuttavia, ha disturbato e ostacolato talvolta il lavoro degli agenti, distruggendo la fiorente vegetazione e i fertili suoli.

    Testimonianze di questi eventi esplosivi si osservano nel versante occidentale nelle località di Cruccuri e Muros in prossimità di Puntas Curenzi, dove le colate di lave oggi si presentano incise da profonde valli. Durante il Miocene 25 milioni di anni fa Fig.

    Attualmente non sono visibili i resti di questa antica costa. In questo periodo le vecchie fratture si riattivarono e se ne formarono delle nuove. Queste bellissime forme che costituiscono monumenti di rilevante interesse naturalistico, coronano oggi il paesaggio di Santulussurgiu. Le effusioni vulcaniche non avvennero con continuità. Le lave basaltiche diedero origine ad estesi espandimenti con potenze che, solo in rare occasioni, superano qualche decina di metri. Questi espandimenti, costituiti dalla sovrapposizione di diverse colate succedutesi nel tempo e.

    Un importante centro di emissione di lave basaltiche, formato nel punto di incontro tra due fratture, ha dato origine al M.

    Particolarmente spettacolare è il dicco che taglia trasversalmente la valle del riu Bau e Mela Fig. Con il passare degli anni, dopo circa 3 milioni di anni di attività il potente Montiferru inizia il suo tramonto Brotzu et al. Gli ultimi episodi daranno origine a piccoli apparati periferici costituiti prevalentemente da coni di scorie accompagnati da colate laviche e da piccoli cortei filoniani Fig.

    Al termine delle manifestazioni vulcaniche si istaura un nuovo periodo di calma, che perdura tuttora. In questo periodo i processi esogeni diventano i protagonisti del Fig. Le vulcanico del Montiferru. Scolpendo le rocce hanno creato singolari forme che oggi decorano lo splendido territorio di Santulussurgiu. Piccoli tafoni guarniscono le pareti dei domi e le vulcaniti piroclastiche che dominano la sommità del Montiferru Fig. La caratteristica forma. Frane di crollo interessano i versanti dei domi vulcanici rendendoli più acclivi.

    Ma il lavoro degli agenti è stato spesso condizionato dalle variazioni climatiche che si manifestarono soprattutto negli ultimi 2 milioni di anni Pleistocene ed Olocene. Lunghi periodi di freddo arido in cui il gelo ed il vento predominavano, si alternarono a periodi di caldo con abbondanti precipitazioni che favorirono lo sviluppo della vegetazione. Il nucleo del Montiferru costituito, come già scritto, dai prodotti della prima attività vulcanica, risulta poco permeabile.

    Al contrario invece, il mantello di lave compatte della seconda attività vulcanica, interessate dai sistemi di fratture, presentano, a quote più alte, una elevata permeabilità intrinseca. Sepolto sotto questa coltre lavica è presente, con ogni probabilità, un sistema di valli e conche fossili ricolme di detriti continentali venutesi a formare tra il primo ed secondo ciclo effusivo.

    Nelle colate di basalto ed al contatto con le vulcaniti più antiche, si vengono a formare di conseguenza, le falde acquifere principali; infatti le numerose sorgenti presenti, tutte con portate considerevoli, sembrano avere origine proprio dalle fessure, dalle cavità e dagli strati permeabili intercalati in queste rocce.

    Atti del Conv. Lincei, Ma…questa poetica immagine corrisponde al vero? Andiamo a curiosare tra le rocce del nostro territorio per scoprirne la storia geologica, tornando indietro nel tempo di trenta o quaranta milioni di anni, nel Cenozoico, per assistere agli eventi straordinari che hanno dato origine ai nostri monti.

    Questo antico ambiente venne scosso, in seguito, da tremende eruzioni vulcaniche, originate dalla spinta di forze poderose che separarono la Sardegna dalla Francia secondo una fascia di fratture allineate ad Ovest alla attuale costa occidentale, e la spinsero lontano dalla Francia, con una rotazione antioraria, verso la posizione attuale. Figura 1. Schema della rotazione del blocco sardo-corso secondo Alvarez op.

    Vardabasso, una struttura di sprofondamento di cui parte rimase attiva fino a tempi recenti formando successivamente il Campidano. La sua complessa stratigrafia, che varia dal Sud al Nord, consta di almeno quattro eventi principali distinti in funzione dei principali tipi di prodotti vulcanici eruttati in un intervallo di tempo che va dai circa 29 a 14 milioni di anni.

    Le rocce sono rappresentate principalmente da Andesiti prevalentemente in forma di duomi Trachiti, Daciti e Rioliti specialmente come banchi di ignimbriti e tufi. Nel territorio di Santu Lussurgiu queste rocce affiorano con estensioni ridotte, essendo state ricoperte dalle lave successive, nei versanti ad Ovest di Monte Urtigu. Il grande mare mesogeo fu ridotto in breve tempo si stima intorno ai anni ad una modesta serie di laghi salatissimi che occupavano le profondità maggiori attualmente rilevabili nel bacino.

    Si sarebbe potuto tranquillamente arrivare in Continente, in Francia, in Africa, a cavallo. Una passeggiata di tutto rispetto, ma a piedi asciutti: i laghi salati occupavano una superficie risibile rispetto alle attuali dimensioni del Mediterraneo, ma quale fu la causa di tutto questo? Alla base sono lave brune, rossastre o giallicce, ricche di scorie e di blocchi saldati, le Basaniti analcitiche inferiori, che affiorano oggi nei pressi di Bonarcado nella vecchia cava vicina al rio Cispiri.

    Figura 4. Figura 3. Schema paleogeografico del bacino mediterraneo durante il Messiniano Grigio: estensione delle terre emerse; Grigio chiaro: probabile estensione dei bacini marini residuali. Grigi scuri: Sardegna, isole; Nero: linee di costa, principali centri vulcanici cenozoici.

    Frecce: direzione del moto di espansione del bacino sardo-corso-balearico. Le Fonoliti vennero eruttate da numerosi centri di emissione nella parte centrale del Montiferru: vasti affioramenti sono presenti negli agri di Santu Lussurgiu, Bonarcado, Seneghe, Cuglieri.

    Queste rocce, di struttura porfirica o quasi vetrosa sono generalmente di colore celestino grigiastro, al taglio fresco mostrano numerosi cristalli trasparenti, incolori, di feldspato sodico e sono spesso fratturate in sottili lastrine, a causa dei rapidi processi di raffreddamento.

    Camminando sulle falde di detrito, formate da accumuli di frammenti di questa roccia, ai piedi dei principali duomi, si sente il curioso tintinnare dei frammenti smossi. Le fonoliti crearono un notevole volume di lave e, con la loro struttura, contribuirono a sviluppare in elevazione il massiccio vulcanico. Successivamente si ebbero numerose e abbondanti eruzioni di magmi basaltici, da centri di emissione diffusi su tutta la parte superiore del Montiferru, formando le tipiche rocce di colore da grigio a grigio-celeste a grigio scuro, compatte o bollose specie in vicinanza degli antichi crateri alternate a letti di scorie soffiate e vetrose.

    Le scorie, i tufi e le lave soffiate presentano spesso un colore rossiccio. Le lave basaltiche, assai fluide, caratterizzano il rilievo addolcendolo, con espandimenti estesi ma sottili e tendono a ricoprire le valli, raramente formano edifici vulcanici nella tipica forma conica.

    Esse costituiscono gli affioramenti di gran lunga più estesi nel Montiferru.

    Le scorie basaltiche, e le lave soffiate, facili da ritrovare in campagna e di immediato riconoscimento, spesso ci indicano con le loro strutture di scorrimento, quale fosse la direzione di avanzamento delle colate. Il basalto se compatto è una roccia che resiste notevolmente ai fenomeni di alterazione, tuttavia gli accumuli scoriacei, per la loro Figura 5.

    Schema stratigrafico del Montiferru: grande superficie esposta agli agenti della pedogenesi, formano facilmente un ottimo suolo dalle caratteristiche generose, di facile drenaggio, ricco in elementi fondamentali. Le scorie delle basaniti, che a volte si ritrovano inglobate nella lava compatta, sono di colore nerastro, rossiccio o giallastro. Le basaniti superiori chiudono il ciclo vulcanico plio-quaternario del Montiferru senza apportare cambiamenti nella struttura del complesso vulcanico, ormai diventato esteso dal mare fino ad oltre la valle del Tirso verso Est, e dalla piana alluvionale di questo fino a tutta la Planargia a Nord.

    Abbiamo visto, invece, che questa struttura nasce principalmente dal fatto che i rilievi più alti, formati dalle vulcaniti del ciclo oligo-miocenico e dalle fonoliti del ciclo plio-quaternario, sono stati ricoperti dalle fluide colate di basalto che ha raccordato i dislivelli formando delle falde regolari. Figura 6. Disegno del Montiferru visto dalla Planargia: col tratto neretto sono indicati i basalti, i profili minori sono rappresentati da duomi di fonolite, da vulcaniti del ciclo oligo-miocenico e da sedimenti marini miocenici Da A.

    La struttura, dunque, è quella di un complesso vulcanico con distinti eventi genetici ed eruttivi, e con una stratigrafia articolata e di notevole interesse scientifico. Su sassu indica depositi cineritici e scoriacei, formati da ceneri, lapilli e pomici, di colore dal rossiccio, al violaceo, al giallino, teneri perché argillificati, ma con discreta tenuta alla compressione, formano il substrato nel quale sono scavate numerose cantine delle abitazioni del paese.

    Il vocabolario di Santu Lussurgiu comprende la totalità delle litologie in affioramento nel territorio, indicando, come in altri settori, una cultura tradizionale attenta a tutte le risorse della Natura, che non si è perduta nel tempo.

    Siamo sicuri che il cratere più vicino al paese è quello in località Ziu Frasu, struttura vulcanica assai poco appariscente. Andando verso Abbasanta possono tuttavia osservare sul taglio stradale, o in affioramento, in prossimità del centro di emissione di Ziu Frasu le figure tipiche del vulcano: lave a corde, in alternanza con livelli di scorie, ceneri e pomici ormai argillificati, contenenti a volte qualche bomba vulcanica.

    Il nostro territorio è ricchissimo di forme e strutture eruttive ed ha potuto anche con queste interessare gli studi di eminenti figure della Geologia della Sardegna: dopo il Lamarmora, i compianti prof. Deriu ed il prof Vardabasso che, insieme con i loro collaboratori, hanno dato importanti contributi alla conoscenza della evoluzione geologica della nostra Isola, sulla loro scorta numerosi ricercatori di illustri atenei stranieri hanno cercato nelle lave di origine profondissima indizi petrografici e geochimici per la definizione del Mantello superiore, e dei grandi meccanismi della dinamica della litosfera.

    Questo è un fatto comune alla massima parte dei vulcani plio-quaternari sardi: crateri venivano spesso ricoperti e livellati dalle medesime lave caldissime e fluide, povere di gas e di elementi volatili perché provenienti dalle parti più profonde della crosta, ai limiti del mantello superiore.

    La scelta dello strumento cartografico, comunque, è apparsa assai valida in quanto con esso si vengono a cogliere aspetti complessivi o dettagli del territorio, vedute di paesaggi difficilmente rilevabili, comparazioni altrimenti impossibili.

    Al di là degli indiscutibili vantaggi, la carta porta con sé anche dei limiti, strutturali se non strutturanti. Ma, pure riuscendo ad interpretare correttamente il simbolismo grafico, tanto. Arrivare a osservare e capire la cultura di un popolo dal modo in cui esso ha territorializzato lo spazio nominandolo, ossia apponendo i nomi a quei luoghi ove vive, è capire il paesaggio e il valore culturale che esso detiene, altrimenti assolutamente inespresso.

    Il dominio di uno spazio incuneato. Sembra quasi una sorta di forzatura il delinearsi di questa appendice che va ad interrompere bruscamente il limite territoriale di Bonarcado, dal Rio de Sos Molinos fino a Pabarile, con un andamento pressoché rettilineo e diretto da nord-est a sud-ovest, se non fosse per la piccola voluta in corrispondenza della testata del Rio Craccheddu. Il confine di Bonarcado prosegue quindi lungo il precedente Rio per poi raggiungere, tagliando il setto pianeggiante di Craccheras, il Rio Cispiri con cui segna il vertice più meridionale del territorio, sul confine con Paulilatino, che tiene lungo questo corso fino a Torradores, voltando ad est per tracciare un altro incavo a Montigu e chiudere con il limite di Abbasanta il quale sembra diramarsi perpendicolarmente, quasi, a questa appendice di sud-est, ugualmente caratteristica e marcata quanto la precedente.

    Un territorio particolare, tutto sommato, non solo per questi aspetti ma in complesso per la sua conformazione fisica, dovuta evidentemente alle sue origini vulcaniche ed alle vicende geologiche subite dopo la messa in posto delle strutture laviche.

    Una conformazione tormentata e riccamente frastagliata, con emergenze dai contrasti forti tra loro e incredibilmente sbalzati da una parte, verso occidente e, nella fattispecie, ad ovest del centro abitato. Già in questa semplice descrizione geografica della posizione del. Nella figura 1 è riportata la carta in scala Sicché la viabilità verso Cuglieri è costretta ad inerpicarsi inizialmente verso nord, lungo i fianchi orientali del Monte Oes, per poi deviare verso ovest con andamento più tranquillo e lineare, interrotto da un balzo geo-.

    Da questa caratteristica località, oggi rinomato centro di soggiorno che ha conosciuto momenti di ben più ampia considerazione a cavallo degli anni settanta, volge decisamente verso nord-ovest in direzione di Cuglieri, che raggiunge con un articolato percorso in cui si alternano tratti a geometria regolare e improvvise volute, con tornanti e sinuosità che riprendono, sostanzialmente, il degradare dei versanti dalle roccaforti più settentrionali del massiccio del Montiferru verso la spianata della Planargia e del Bosano, segnandone caratteristicamente le profilature.

    Un impianto e un disegno solo apparentemente semplificato, che diviene importante soprattutto in ampi settori del territorio: a settentrione, ad oriente, a sud, una rotazione di differenze di geometrie evolventesi radialmente proprio a partire dal centro abitato. Un settore, questo, dai tratti paesaggistici molto marcati in un evolvere di incisioni spesso ad andamento sub-parallelo. La geometria dei motivi del paesaggio osservati in altri settori del comune, qui sembrano cedere il posto alle volute ed alle circolarità, spesso spiralate, avvolgenti intorno ai modesti rilievi, ben differenziati rispetto al massiccio principale, anche sotto il profilo morfologico, in cui una incipiente mammellonatura si sostituisce alle turrite articolate, interessate da elementi con geometrie molto più definite e lineari.

    Un impianto territoriale, quello appena descritto, che sembra trovare evidente conferma nel tempo anche perché, gli inserimenti successivi, piuttosto che trasformarlo hanno rimarcato alcuni degli aspetti di base. Apparentemente immutato risulta inoltre tutto il settore definito prima come la testa del rapace che si snoda sul monte, in pratica le appendici più occidentali, da Monte Commida a Sa Cuzzodorza, il quale non presenta sostanziali trasformazioni sotto il profilo antropico se non per i segni di qualche nuovo tratturo.

    A questo proposito si ricordi anche la differenza della impostazione del rilievo e la diversità tecnica della nuova rappresentazione cartografica da cui potrebbero derivare diverse valutazioni, anche se in riferimento solo a piccoli particolari, come i tratturi.

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    Un disegno, quello derivato dal rilievo di base, magistralmente espresso nella rappresentazione dalla sinuosità delle curve di livello il cui. Proprio in queste regioni, alla fine delle balze del rilievo, quando ormai si è prossimi al raccordo della spianata di Abbasanta e la densità di questo intreccio geometrico tra viabilità e limiti di proprietà tendono a diradarsi, sono i segni della viabilità a prevalere sul paesaggio.

    Su una di queste strade, per altro e per un buon tratto, si snoda il confine tra Santu Lussurgiu e Abbasanta. Appare evidente, intanto, il segno forte sul territorio, anche se fortunatamente rado, recato dalle strutturale rurali, veri e propri centri aziendali che il più delle volte sono evidenziati da una costruzione a U o a L dissimmetriche, oppure da costruzioni allungate sub-parallele come nel caso evidentissimo di Puzzigheddu, alla base della spianata di Succu Sa Menta.

    In realtà, in questo settore, un discreto numero di costruzioni, probabilmente semplici dimore o ricoveri rurali, sono già presenti nel periodo precedente, distribuite tuttintorno al rilievo cupoliforme di Maiorcani ed alla sue falde degradanti. LOI A. MELE G. MURA G. Volume 1: paesi, C. PIRA G. Compare, infatti, il limite tra le province di Nuoro e Oristano. Sos Oggios da Ojos. E 39 anni più tardi, nel rilievo alla scala Inequivocabile, nel settore di Monte Urtigiu, la geometria delle fasce frangifuoco e i segni regolari delle recinzioni, indice di attività di forestazione ormai già consolidata, che contrasta con il resto del territorio, ancora allo stato seminaturale.

    Anche la viabilità rurale circostante è assai più sviluppata e organizzata rispetto alle viste precedenti, nonostante il cambiamento della scala di rappresentazione al Santu Lussurgiu e il suo territorio nel , alla scala Sas fileras de monte chi si ettan a cara a mare, a ovest, sunu tottu a trèmenes e a roccarzos.

    E po cussu sas primas populaziones nostras sunu abbarradas po seculos e seculos in custos zassos addattos a sa vida issoro, isviluppannesi in tantas maneras. De custas tumbas ne esistin una chimbantina in tottu sa Monterra, mescas in sos peales; e de issas nessi una binnighina sunu in cussorza lussurzesa. Custa est durada, in tottu sa Sardigna sa bellesa de seighi seculos, da su mille e ottighentos a su dughentos trintotto innanti e Cristos.

    A i cussu periudu ispantosu e importante appartenin in su territoriu de sa Monterra prus de treghentos nuraghes, barantachimbe tumbas de zigante, vintiduos betiles, battor putzos sacros e avantzos de doighi iddas fattas a pinnettas tunnase cuadras. De tottu custos monumentos, una discreta parte risultat in cussorzas lussurzesas, inue sun presentes una barantina de nuraghes, una vintina de tumbas de zigantes, una deghina de betiles, unu putzu sacru e tres biddigheddas a pinnettas.

    Sos nuraghes sun turres altas e attunnadas, fattas a muru urdu cun crastos mannos e aggualados. A printzipiu sos nuraghes fuini sas domos de sos capos de sas biddigheddas postas a inghiriu a inghiriu; apustis sun diventados, in bona parte, casteddos fortificados contra sos inimigos bennidos dae fora.

    Sas tumbas de zigante sunu sas sepulturas de sa zente chi hat pesadu sos nuraghes. Si naran de zigante de cantu sun longas, ma non sunu istadas mai destinadas a una pessone ebbia: sun tumbas familiares, o addiritura de cumo-.

    Issas sun fattas a ghisa de abbadorzu cun contones mannos iscuadrados, ammuntados de crastos lados, e cun sa fatzada casi semper cumposta de una bella preda lada, istentarzada e cun sa iannitta in pese. A ambos chirros de sa fatzada una filera de crastos fícchidos de atza in terra forman unu accorru a mesa luna.

    A pagu trettu de medas tumbas de zigante si tzappan sos betilos chi sun istatuas de preda bene piccada in froma de paraccarros altos. Sunu sas divinidades incarrigadas de tentare die e notte sas sepulturas. Ne connoschimus una vintina. De sa dominatzione romana, chi est cumintzada in Sardigna su a. Oristano Quota: m. Attorno ad esso sono presenti numerosi vigneti, oliveti e pascoli irrigui.

    Struttura: Il nuraghe è monotorre cilindrico a pianta molto semplice. Ingresso trapezoidale architravato alto m. La cella, la cui volta è crollata, è perfettamente circolare con un diametro di m. Non sono presenti né nicchie né scale. Posizione: Il nuraghe sorge tra una vigna e un oliveto su un terreno scosceso verso sud, ai piedi della collina di Banzos.

    Struttura: Si tratta di una costruzione di struttura complessa, composta da una torre principale o mastio e da due torri complementari ad essa affiancate a sud. Torre principale: il suo ingresso è parzialmente crollato, per cui non è facile accedervi. Lungo la base del corridoio, e a m. Il corridoio, attraverso lo spessore murario, porta alla cella terrena.

    Questa è di forma circolare dal diametro di quasi 5 metri ed è quasi completamente ricolma di materiale di crollo. Prima torre marginale a sud: ampia costruzione circolare dal diametro di circa 8 metri, completamene ricolma, collegata al mastio da una cortina curvilinea lunga m.

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    A sud della costruzione si notano le tracce di un altro muro megalitico lungo m. Posizione: Su un terreno basaltico degradante a sud dove scorre il rio Mura lavros. Dal nuraghe si gode un vasto panorama sino al campidano di Oristano. Questo territorio conserva ancora cinque nuraghi tutti vicini tra loro, a testimonianza di un vasto insediamento preistorico. Struttura: Il monumento è monotorre e monocamerale. Il suo ingresso e tutta la sua base risultano fortemente danneggiati, anche se rimangono le tracce evidenti di una scala e di una nicchia di guardia.

    Il paramento nord occidentale è quello che si conserva meglio, con circa sei metri di altezza e otto filari di massi sbozzati. La cella è in parte ricolma e mostra un ampio svettamento dal diametro di quasi cinque metri. Posizione: Alle pendici orientali per dosso collinoso di Banzos su terreno pianeggiante, a breve distanza dal rio Tzispiri.

    Struttura: Nuraghe complesso ma quasi totalmente crollato. Nessun ingresso si apre nel paramento visibile. Posizione e struttura: Nel bel mezzo di una vigna con i ceppi ad alberello e su un tratto di terreno sgombro ed ombroso, emerge la superficie superiore di una roccia basaltica chiara dalla forma di cupola ovoidale. Sul dorso della cupola si apre un incavo cilindrico dal diametro di circa trenta cm.

    Altrettanto regolari seppure di dimensioni più. Forse siamo alla presenza di un altare votivo di epoca prenuragica con gli incavi destinati alla raccolta delle offerte rituali. Oppure siamo di fronte a un gruppo di urne cinerarie punico romane. Posizione e struttura: La domus sorge su di un terreno incoltivato, a breve distanza dalla strada Santu Lussurgiu-Abbasanta. Struttura: Si tratta di tomba bicamerale il cui portello esterno rettangolare, alto cm.

    La seconda cella, analoga alla prima, è larga cm. La sua parete destra è spostata verso ovest e tutto il suo interno presenta una superficie piuttosto aspra. Struttura: A pianta quadrata alla quale si affianca un muretto arcuato, la costruzione residua di tre pareti: quella est è lunga m. Non esiste traccia di eventuale parete a sud.

    Le pareti sono tutte rettilinee con spigoli vivi e con uno spessore di cm. Alla base della parete nord si apre una breccia a fior di terra dalle dimensioni di cm. Ad oriente della costruzione si sviluppa un muretto ad andamento circolare con un arco lungo m. Il suo estradosso è completamente interrato. La muratura delle tre pareti e del muretto è costituita da file di conci basaltici ben squadrati, alternate a file di mattoni fittili rossicci opus mixtum.

    Interessante un solco circolare scavato su un banco di roccia. Trattasi della circonferenza di una grande mola per mulini e frantoi la cui estrazione è stata interrotta. Struttura: Si tratta di una costruzione probabilmente monotorre della quale residuano tre filari arcuati alti m. Essi si conservano grazie al loro inserimento in un muro a secco di recinzione costruito nel secolo scorso. Il terreno circostante è molto fertile, assai adatto per civaie e per orti irrigui che nel passato lo occupavano interamente.

    Struttura: Il nuraghe è costituito da un semicerchio di massi squadrati addossati ad una parete rocciosa emergente ad ovest. Lo spazio interno del semicerchio, dal diametro di 7 m. Attorno a questi resti si estende un muro arcuato. Ai piedi della roccia si apre un anfratto basso cm. Il terreno circostante era una zona di pascolo alle porte del centro storico di Santu Lussurgiu, ed ora è densamente urbanizzato e costituisce il rione periferico di Su Tancadu.

    Struttura: Monotorre. Il basamento poggia su piano inclinato e residua con tre filari nel livello più basso del piano. Altrove non vi è più traccia del nuraghe, il cui muro perimetrale superstite si sviluppa per circa otto metri. Da notare: la grande mola circolare in basalto grigio dal diametro di oltre 2 metri e dallo spessore di circa 20 cm. Struttura: Esso è costituito da un masso basaltico di notevole mole e di forma sub-cilindrica, sulla cui base superiore si apre un incavo cubico a pozzetto di accurata fattura, che in un lontano passato accoglieva e conservava le ceneri delle salme cremate, oggetto di affettuoso ricordo e di venerazione Le due basi del masso presentano un andamento ellissoidale irregolare e la sua superficie laterale appare appena sbozzata.

    Dimensioni del reperto: circonferenza del masso: cm. Trattasi di un monolito basaltico. Domos de janas o furrighesos di Matziscula Presso la strada Santu Lussurgiu —Abbasanta, ai piedi delle formazioni collinari sulle quali si innalzano i nuraghi di Procarzos e di Mura toffadu, sono presenti sin dal neolitico recente a. Il nome della regione sembra derivare da matziscula, piccola martora dal gotico marthus : quindi luogo della piccola martora. Posizione: Scavata entro la roccia basaltica bruno rossiccia affiorante sul terreno piano e coltivabile, non molto distante dalla sorgente Funtana ruos.

    Struttura: Trattasi di tomba monocellulare con pareti ripide, scheggiate ed aspre, ed angoli arrotondati. Il portello, originariamente quadrato, misura cm.

    La cella è di pianta sub-rettangolare, andamento curvilineo, è profonda m. È alta cm. Posizione: È situata a m. Struttura: Trattasi di tomba bicellulare di struttura accuratamente lavorata: pareti levigate, portelli squadrati ed angoli smussati. Il portello esterno è quadrangolare con cm. Esso risulta incassato in una cornice di forma rettangolare e di cm.

    Le altre pareti sono rettilinee. Il vano è largo cm. È alto cm. Ad ovest si apre la seconda cella, più piccola della prima. Il suo ingresso quadrato misura cm. La cella ha pianta semicircolare e volta a forno. È larga m. La lavorazione delle pareti non appare ben definita.

    Posizione: A pochi metri di distanza dalla precedente, questa domo si presenta scavata in un masso basaltico isolato affiorante dal suolo. Struttura: È tomba bicellulare. La base del suo ingresso è posta ad un livello di cm. I portelli delle due celle sono entrambi orientati a sud.

    Quello esterno, di forma quadrangolare, misura 45 cm di lato ed è incassato in una cornice larga 70 cm e alta 85 cm. La prima cella, larga m. Da questo primo vano si accede alla seconda cella tramite un portello, ugualmente quadrato e delle dimensioni del primo, che presenta una scanalatura rituale lungo tutti i suoi lati.

    Questa seconda cella è larga m 1,40, alta m. Al centro della sua parete ovest ed a partire dalla volta è scolpito un segmento verticale in rilievo cm. Struttura: La tomba è quasi totalmente ricoperta dagli enormi massi ammonticchiati dalle ruspe dello spietramento. È sepolta sotto un gigantesco mucchio di detriti sconsideratamente scaricati sulle sue strutture.

    Trattasi di un sepolcro sepolto tra il pietrame incombente. È individuabile solamente qualche tratto del suo ampio corridoio lungo m. È interessante anche un concio ben squadrato avente le stesse dimensioni della imboccatura del corridoio, di cui, forse, costituiva la chiusura. Posizione: La domo D è situata a 25 m. Il suo portello rettangolare, largo cm.

    La cella è cubica, con pareti rettilinee ed angoli tondeggianti. Posizione: Scavata su uno spuntone roccioso basaltico alto alcuni metri, trovasi a poca distanza della tomba D e confina a sud con un muro a secco che la occulta parzialmente alla vista dei passanti. Struttura: La domo è monocellulare con ingresso orientato ad est ed allo stesso livello del suolo. Una nicchia con funzione di vestibolo, alta m. Trattasi di un betilo aniconico di forma tronco-conica alto cm.

    Struttura: È di tipo monotorre e non totalmente disastrata; infatti nella sua parte più integra residua di oltre dieci filari di massi informi ma discretamente allineati. In origine: urna ceneraria punico-romana. Tutti gli elementi della sua originaria struttura risultano sparsi lungo il perimetro del tancato ed inseriti nei muri a secco di recinzione. Residua solo la base. Il perimetro della muraglia di cinta, nella sua parte superiore, presenta vari tratti di un camminamento ricavato nello spessore murario e forse destinato alle ronde di guardia per la sicurezza del nuraghe e del villaggio.

    Posizione: Il monumento si eleva nel punto di incontro di tre viottoli e si addossa al muro a secco di uno di questi, a circa metri più a valle del nuraghe Mura Lavros de Suba. Struttura: Il nuraghe si presenta quasi completamente distrutto, tanto che è difficile intuire se si tratti o meno di una costruzione monotorre.

    La base della torre è costruita sulla roccia e non esiste traccia della cella. Il diametro della superficie di svettamento è di m. Esse sono ricoperte di rovi ed olivastri. Essendo il villaggio completamente raso al suolo, è molto difficile distinguere le strutture residue delle capanne nuragiche da quelle più recenti. Comunque sono state individuate una ventina di fondamenta megalitiche circolari affioranti dal terreno.

    Lo spessore dei loro muri supera i due metri ed i loro diametri raggiungono i sei metri. Struttura: Monotorre, monocellulare. Svettato con con la camera completamente ripiena di materiale di crollo. Il tratto più elevato del monumento raggiunge i tre m. Quota: m. Posizione: A m. Struttura: Il nuraghe è seminterrato, probabilmente monotorre e monocellulare. Il paramento esterno è affiorante a tratti. Posizione: Su dorsale basaltica, larga circa 1 Km, limitata ad ovest dal rio Tzilighertu e ad est dal rio Baracontu, i quali corrono paralleli verso sud in solchi profondi.

    Ad oriente si notano i tre nuraghi di Camputzola. Il tratto meglio conservato ha 4 metri di altezza con otto filari. Struttura: Nuraghe monotorre ricoperto di sterpaglie. Presso il nuraghe di Matta Ittiri ed a circa m. Sul terreno cespugliato attorno al pozzo sono rilevabili numerose pietre accuratamente squadrate che fanno pensare ad una preesistente struttura muraria riferibile al pozzo stesso e precisamente al suo paramento interno e alla sua copertura esterna con facciata a gradini caratteristici di un pozzo sacro.

    Strutture: Si tratta di una costruzione a tholos di pianta irregolare, affiancata ad est da una torre a corridoio di forma quasi rettangolare. Torre a tholos: ha subito numerosi crolli, è svettata e residua di cinque filari esterni.

    I massi sono rozzi e sbozzati nelle facce a vista. Al suo interno è dotata di un corridoio lungo m. La camera è quasi completamente ricolma di sassi ed il suo diametro misura circa 5 m. È alta quasi sei metri e residua di 7 filari interni. Alta m. Torre a corridoio: si estende per una lunghezza di 22 m. Il lato minore della torre è rivolto a oriente, ma è quasi completamente crollato nel ripido pendio sottostante.

    Il terzo corridoio è posto a sud. È coperto da lastroni orizzontali e nel fondo presenta tre nicchie di cui due con volta a piattabanda e una con volta ad aggetto. Cortina perimetrale: il complesso delle due torri è circondato da una cortina alta in media m. Antemurale: circonda torri e cortina ad ovest e a sud con massi ammucchiati, è largo m. Tuttavia, dalle dimensioni dei ruderi si intuisce la sua originaria grandiosità. Strutture: La tomba, esposta a sud est è lunga 22 m.

    Le pietre di copertura sono crollate dentro il vano tombale ed i suoi muri. Anche il corridoio appare pressoché distrutto e non è possibile capire se i fianchi del monumento fossero costituiti da ortostati o da filari. Mentre della stele residuano alcuni frammenti sui quali è possibile notare una grossa orlatura a rilievo.

    Il suo soffitto, formato da lastre di copertura, è totalmente smantellato. La stele triangolare è stata spostata, in tempi remoti, a pochi metri di distanza dalla tomba. Il suo vertice è stato conficcato nel terreno e la sua base, lunga quasi m.

    Residua un unico tratto di muro circolare alto m. Il paramento esterno, nel suo lato destro, si presenta ricoperto di terra. Il suo arco misura m. Il corpo della tomba, globalmente, è lungo m.

    Questo è alto m. Struttura: Si tratta di un monumento complesso formato da una torre centrale e da resti, alcuni non molto evidenti, di ben quattro torri aggregate. Questo immette nella cella a pian terreno con volta arcuata a sesto acuto alta m. La cella è dotata, a livello terra, di tre nicchie aventi tutte le medesime caratteristiche: cm. A destra, dal corridoio parte una scala ricavata nello spessore murario attualmente a scarpata, ma in origine a gradini, che, percorrendo una semicirconferenza, porta al primo piano.

    Essa, a livello di pavimento, ospita due nicchie a nord-est e a sud-ovest e un finestrone architravato che, preceduto da una volta ogivale lunga 3,35 m. Il diametro della superficie di svettamento della camera superiore è di m. Completamente svettata e ripiena. Il suo diametro sul piano di crollo è di m. Essa è collegata al mastio con una cortina lunga m. Si notano tracce della cortina che la raccordava al mastio. I filari residui di tale cortile sono due, ad andamento arcuato.

    Struttura: Nuraghe monotorre completamente crollato e depredato. È irrilevabile ogni altro elemento. Poco ad est sgorgano le sorgenti di Santu Miale. Nel territorio sono presenti i resti di tre nuraghi: A, B e C.

    In passato sono stati estratti dal terreno, durante i lavori di aratura, varie pietre basaltiche accuratamente squadrate recanti elementi decorativi. Alcune di esse sembrano essere servite come recipienti o macine. Vi è stato estratto anche uno strano oggetto in bronzo, ora al Museo di Cagliari. La loro funzione originaria non è molto chiara: basi di muraglie? Struttura: Monotorre a pianta circolare con camera completamente svettata.

    Il suo paramento esterno residua con cinque filari a nord-ovest. Ingresso, a sud-est, crollato. Il suo interno residua con un intradosso alto m. Intorno al nuraghe frammenti di terrecotte romane di impasto rosso, fine o grossolano. Struttura: Monotorre in completa rovina. Affiorano alcuni blocchi di filari di base. Irrilevabile ogni altro elemento. Dominante sul canale del Rio Muralavros che scende da nord. Struttura: Probabilmente era del tipo più semplice.

    Resta solo un mucchio di pietre rozze senza alcuna traccia di paramento. Struttura: Esso presenta, nella sua facciata sub circolare a vista, un incavo perfettamente squadrato, profondo cm. Struttura: Trattasi di un masso sub sferico che presenta un profondo incavo cilindrico cm. Il pianoro è delimitato ad ovest dalla valle del Rio Baracontu e ad est da quella del Rio Tzispiri. Struttura: Monotorre, monocellulare, svettato.

    Nel punto meglio conservato, il nuraghe si eleva per m. Si notano tracce di scala intermurale e di nicchie laterali. Struttura: Nuraghe di tipo semplicissimo completamente rovinato, ridotto a un mucchio di blocchi rozzi grigio-scuri che raggiunge i m.

    Struttura: il corpo, orientato a sud est, emerge per un metro dal suolo. Nessuna traccia di esedra, di stele e di lastroni di copertura. La lunghezza complessiva del corpo è di m. Residua nel paramento esterno con dieci blocchi ortostatici per lato. Il vano tombale, ricolmo di detriti, è delimitato da due filari di massi sbozzati nove a destra e dieci a sinistra.

    Struttura: Senza traccia di stele, di esedra e di lastroni di copertura. Corpo lungo m. Più malandato il lato sinistro. Il paramento esterno risulta alto un metro dal piano di campagna.

    La pietra terminale ortostatica del corridoio emerge su tutte le altre. Struttura: A Enorme quantità di pietre di ogni taglia, lavorate e non. In mezzo ad esse grossi frammenti di embrici, mattoni ed altri laterizi di impasto rossastro, nonché cocci di terra cotta varia. B Capanna allungata con volta a botte e con crollo intermedio.

    Al suo interno i conci delle pareti laterali costituiscono un paramento a filari regolari. Quelli della volta, accuratamente lavorati, sono disposti a file.

    Vi si apre il corridoio o vano tombale che è lungo m. A breve distanza dalla tomba, e forse provenienti dalla sua struttura originaria, sono presenti sul terreno cinque betili di cui uno cilindrico a cupola, due prismatici e due ovoidali.

    La torre centrale presenta un cospicuo svettamento ed il suo ingresso architravato è di forma trapezoidale m. Il corridoio termina immettendosi nella cella con un ampia apertura trapezioidale. La cella, di forma circolare, ha il diametro di m. Il paramento troncoconico esterno del mastio è alto m. Sul piano di svettamento il diametro è di circa m. La prima torre complementare, con orientamento ovest, si presenta svettata e residua con camera circolare dal diametro di m.

    La seconda torre secondaria, con orientamento est, è ridotta ad un cumulo di massi addossati. Non appare rilevabile la camera, totalmente sepolta dal materiale di crollo. Struttura: Tomba monocellare con pianta circolare del diametro di m. Il portello di accesso è rettangolare: alto m. Struttura: Monocellare semplice. Struttura: Nuraghe complesso a pianta irregolare. Il complesso è recintato da un antemurale megalitico che lo protegge ad occidente e, in parte, a settentrione.

    Infatti essa è appena accennata da quattro antichi solchi intagliati nella roccia e costituenti il perimetro del portello quadrato mai realizzato per una tomba mai iniziata. Struttura: Semidiroccato. La forma prismatica delle pietre ha reso facile la connessione tra di esse e sono quindi unite con precisione, ma non sono disposte a strati orizzontali. Alla sua base sgorga una sorgente. Struttura: Nuraghe monotorre svettato. Residua un tratto di cortina circolare di m.

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    Residua anche la cella con un diametro di m. A; Quota: m. Dal pozzetto il canale continua per qualche metro poi si perde nella parete rocciosa. Struttura: Resti di una probabile fortificazione quadrilaterale costruita dai nuragici contro nemici provenienti dal mare punici? Residua con un grande muro megalitico che si sviluppa al margine orientale della spianata che costituisce la vetta del monte. Il muro è interrotto da un ingresso che conduce ad un corridoio parallelo al muro e ricoperto da lastroni basaltici a piattabanda.

    Il lato sud, quello di più facile accesso, presenta il primo bastione basaltico formato da massi poligonali di media grandezza, disposti in senso longitudinale, sbozzati nelle loro facce a vista e ricoperti da muschi e licheni. Questo bastione è lungo m. In direzione sud-est si erge un secondo bastione formato da massi di grossa dimensione bene incastrati tra le rocce affioranti che li sostengono.

    Il lato orientale appare molto degradato in tutta la sua estensione e ricoperto da materiale di crollo rotolato dalla sommità. Nel lato esposto ad ovest si conserva per m. Esso forma un terrapieno con una superficie di m.

    Proseguendo la scalata verso la sommità, ci si imbatte in un camminamento rialzato che, partendo da un ulteriore bastione, si inerpica tra le rocce e presenta la sua parte finale affiancata da due muretti a secco. Questi ultimi sono larghi m. In alcuni punti di questo tratto finale sono visibili dei gradini scavati nella roccia. Sempre procedendo verso la cima, sul lato est, si apre una piattaforma circondata da grosse pietre, sistemate in una spaccatura della roccia la quale, in profondità, ospita un riparo ora ricolmo di terriccio.

    A qualche metro dalla cima si osservano i resti di un altro passaggio obbligato formato da 9 bassi e stretti gradini incisi a scodella sulla parete rocciosa. Si osservano le tracce di un pavimento pianeggiante costituito da molte piccole lastre di pietra accuratamente lavorate. Su tale pavimento poggiano due grandi massi staccati dal suolo ed evidentemente ben sagomati. Il primo ha la forma tronco-piramidale a base rettangolare, spezzato in due tronchi. Il secondo masso, lungo m.

    Un frammento di esso, lungo un metro, è scivolato al limite ovest della piattaforma. Molte generazioni devono essersi succedute su questa montagna isolata creandovi un santuario dedicato alle loro divinità. Forse i grossi orci in terra cotta, di cui si sono rivenuti numerosi ed importanti frammenti conservati in parte presso il vicino rifugio della Madonnina erano dei contenitori per la raccolta della preziosa acqua piovana.

    Le lettere non hanno tutte il medesimo formato. La prima riga si estende per cm. La seconda riga è lunga cm. La terza riga, invece, contiene pochi segni che si estendono per cm. Vi si legge una V, una I ed altri segni, forse appartenenti ad una lettera erosa. Struttura: La grotta, che si apre sulla facciata occidentale della piattaforma, è di origine naturale ed è profonda circa m. Struttura: Si tratta di un monumento monotorre gravemente danneggiato.

    Anche al suo interno, la cavità, ha forma di arco schiacciato. Struttura: Il monumento è situato circa m. I filari residui sono tre, alti poco meno di m. Il resto della base è occultato da continui crolli e da alti cumuli di pietre qui ammucchiate in tempi recenti.

    Le mensole, infatti, disposte a raggiera insieme ad altre consimili attorno alla circonferenza della terrazza apicale del nuraghe, reggevano il cornicione circolare della terrazza stessa sporgente sul vuoto in funzione difensiva. Trattasi di un masso piatto semicircolare ben lavorato, dal diametro incavato a mezzaluna. Vasta superficie su un pendio che scende verso sud-est. Struttura: non si tratta di ruderi di costruzioni vere e proprie, ma di una grande quantità di frammenti sparsi per almeno 2 Km.

    C; Quota: m. Il suolo è pianeggiante a est, degrada a sud e strapiomba a nord e a ovest. Struttura: Di questo nuraghe risulta evidente soltanto il perimetro esterno.

    Il resto della struttura si intravede appena. La sua pianta è rettangolare con angoli molto arrotondati, e la sua altezza massima a nord è di m. La fiancata occidentale è costituita da una parete rocciosa che si affaccia a precipizio sulla vallata. Dimensioni del monolito: lunghezza m. Si tratta del corridoio funerario che conserva tracce delle sue pareti laterali, della sua copertura dolmenica a lastroni e della sua pavimentazione in grosso selciato.

    Dalle dimensioni attuali del corridoio m. Un ampio ingresso rettangolare si apre a fior di terra sul primo vano semicircolare, largo e poco profondo: un vero e proprio vestibolo tombale.

    I coperchi residui sono formati da pesanti conci subsferici e presentano incavi appena accennati, funzionali al loro incastro sulle cornici delle urne. Si presenta come un ammasso informe di pietre che, nel suo lato meno disastrato, conserva tre filari di base della originaria costruzione. La modesta tomba appare deteriorata: il portello slabbrato e la camera ingombra di detriti. Trattasi, forse, delle fondamenta di una grande capanna nuragica o di un circolo rituale della medesima epoca.

    Indichiamo qui di seguito la presenza di queste testimonianze di archeologia industriale distinguendole con le generalità degli ultimi proprietari o gestori; tutti lussurgesi, degli opifici ormai scomparsi. Il comune di Santulussurgiu, inoltre, con la collaborazione del locale centro U.

    Rapporti tra fenici e cartaginesi e i sardi del territorio di Santu Lussurgiu 1. Marco, sede di Tarrai polis Ptol. III, 3, 2 , e le ekbolai Temou potamou Ptol. Ferralis nel Il fiume Temo si insinua, invece, tra altopiani traco-andesitici del terziario, sino ad aprirsi in una vasta vallata, prossima al mare, che ospiterà gli insediamenti principali.

    La gran parte di queste strutture cultuali risale al Bronzo Finale e si mostrano luoghi eletti allo scambio, in forme cerimoniali, con i partners levantini. Il territorio di Santulussurgiu ci appare perfettamente inserito nel quadro delle due direttrici principali quella di Bosa e della valle del Temo e soprattutto quella di Tharros-Othoca e della valle del Tirso degli scambi tra le componenti allogene, che abbiamo riassunto nel nome di Phoinikes, e le comunità indigene.

    Questo spiega adeguatamente la loro dislocazione ai margini del dominio punico. Le Macomades riflettono dunque una realtà economico-sociale legata alla presenza cartaginese. Forteleoni [serie I: Testa di Core a s. A oriente Norbello insediamento nuragico di Orgonale, presso i confini di Santu Lussurgiu, con vasellame attico a vernice nera [coppa Bolsal della prima metà del IV sec.

    Il cippo in basalto locale altezza cm 75; larghezza cm 42; spessore cm 30 , di forma prismatica, presenta, sulla faccia anteriore timpanata, uno specchio ribassato in cui si rileva un busto antropomorfo, caratterizzato da un volto trapezoidale con due occhi a globetto ai lati del naso a pilastrino e la bocca incavata.

    Ai lati si distinguono due orecchi tondeggianti, mentre il busto è sunteggiato in uno schema trapezoidale. Potrebbe ipotizzarsi, invece, una funzione cultuale del cippo, poiché la. MMN Baal Hammon cartaginese. Foto 1 - Cornus, Stele funeraria. Milano, civiche Raccolte Bertarelli. XIII,, pp. Geografia epigrafica della Sardegna, AA.

    Lincei, ser. VIII, vol. Lincei, sez. IX, vol. Una città sulla laguna, Oristano Viceversa il versante sud-orientale del Montiferru non sembra aver conosciuto veri e propri insediamenti urbani e la distribuzione delle popolazioni locali i Kornénsioi oi Aichilénsioi di Tolomeo sembra continuare forme tradizionali di occupazione del territorio che rimontano ad età preistorica, pur con nuovi apporti risalenti forse ad età fenicio-punica di carattere nord-africano.

    Ringrazio inoltre i proprietari dei terreni visitati Giovannangelo Piu e Salvatore Murtas. Foglio Capo Mannu.

    Foglio Macomer, Firenze Mele, Cagliari , pp. Mele, Cagliari , p. Crasta, con villaggio e due tombe di giganti7; al nuraghe complesso Piricu, in loc. Infine al nuraghe Banzos, al vicino nuraghe Zuanne Madau ed al nuraghe Procarzos, nuraghe complesso a quota m.

    Si deve sorvolare in questa sede sulle tombe di giganti, come ad Adde Pizzia, a Crasta ed a Piricu9. Giampaolo Mele e del prof. Emilio Chessa, che, assieme al dott. Debbo un particolare ringraziamento al prof. Altre località dove potrebbe-. Di recente sono stati studiati alcuni toponimi prediali, collegati a gentilizi latini: p. Rio Messi da Messius oppure Riu Merchis da Mercius; altri toponimi infine rimanderebbero a cognomi di età imperiale romana, che potrebbero alludere ai nomi degli antichi possessori: Sa Marzasna da Martianus o Marcianus; Lughentinas da Lucentinus; Nuraghe Silvanis da Silvanus Per Urassala, vd.

    Manuale per conoscere 90 grandi torri megalitiche della Sardegna, Robbiate , p. Sul quale vedi F. Siti, monumenti e reperti archeologici cit. Pietro nella diocesi di Bosa, in AA. Pietro di Bosa, Sassari , p. Sardinia in the ancient and medieval worlds BAR I. Studi in onore di Giovanna Sotgiu, Cagliari , p. In Siti, monumenti e reperti archeologici cit.

    Proprio da Procarzos, presso il citato nuraghe complesso a quota m. Sempre da Porcangius proviene la stele alta cm. Ci sono conservate tracce di attività mineraria in età impe I materiali archeologici, Tomo I Sedilo 4 , Antichità sarde. Studi e ricerche, 4,1 , Muros ZUCCA, in questo volume. Di Sassari, relatori i proff.